Cambiare operatore senza penali: come fare
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Cambiare operatore senza penali: 6 consigli utili

La storia continua a ripetersi per tante imprese come la tua.
Al momento di cambiare operatore telefonico le aziende si trovano davanti ad addebiti per costi di recesso non dovuti oppure eccessivi. Una situazione che spesso dà luogo a contenziosi. La domanda che molte aziende si pongono è: come è possibile cambiare operatore senza incorrere in penali o costi imprevisti?

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Cambiare operatore senza penali: quali sono gli ostacoli

Cambiare operatore senza penali dovrebbe invece essere il più semplice possibile. Molto spesso però gli utenti si trovano di fronte a un muro di impedimenti messo in piedi da chi vuole limitare la libertà di decidere e cambiare fornitore.

Le spese di recesso sono uno degli switching cost (costi per il cambiamento) più rilevanti: quando superano i limiti, come specifica l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom), incidono sulla valutazione dell’utenza circa l’opportunità di cambiare fornitore.
In parole povere, diventano un ostacolo alla libertà di scegliere.

Un dato parla chiaro. Nel 2020 il 17,3% delle denunce raccolte da AgCom ha riguardato proprio l’addebito di costi non giustificati per la cessazione del contratto. Si tratta della voce più consistente nell’elenco stilato dall’autorità. Sul podio ci sono anche la sospensione o disattivazione di servizi con il 13,5% e la mancata esecuzione di recesso/attivazione con il 13,0%.

Cambiare operatore: le penali non sono ammesse

La prima cosa da sapere è che, secondo la legge e alcune delibere Ag Com, in caso di recesso le penali non sono ammesse.

Gli unici importi ammessi, secondo Ag Com, sono quelli giustificati da “costi sostenuti dagli Operatori” e rientrano in tre categorie.

  • i costi sostenuti dall’operatore per dismettere o trasferire l’utenza;
  • la restituzione totale o parziale degli sconti sui servizi e sui prodotti;
  • il pagamento delle rate residue relative ai servizi e ai prodotti offerti congiuntamente al servizio principale.

Evitare gli addebiti non dovuti: 6 semplici cose da verificare

Le penali non sono quindi ammesse. E anche i costi previsti dalla legge devono essere evidenziati in maniera chiara in un’informativa da allegare al contratto.
Ecco 6 semplici cose da verificare per tutelarsi prima di firmare un contratto:

  1. chiedere una copia dettagliata del contratto con l’informativa dettagliata sui costi prevista dalla legge
  2. analizzare con attenzione i prezzi dell’offerta scelta, le quantità di dati o chiamate incluse e gli eventuali prezzi extra soglia
  3. controllare gli eventuali sconti applicati dall’operatore, la loro durata e gli eventuali vincoli
  4. verificare tutti i vincoli di durata previsti dal contratto
  5. controllare le modalità di pagamento previste in caso di acquisto a rate di smartphone o di altri device (come il modem o il router WiFi per la telefonia fissa): in questo caso il Cliente è tenuto a versare una somma a estinzione del debito residuo. La legge offre però la facoltà di scegliere se mantenere la rateizzazione o versare la somma in un’unica tranche.
  6. verificare la presenza di contributi di attivazione (che spesso vengono “scontati” al momento della firma per poi essere ripresentati in caso di recesso anticipato) ed eventuali spese di chiusura: su questo punto bisogna fare molta attenzione perché la legge prevede che, in caso di recesso anticipato, non si debbano pagare in maniera integrale i contributi di attivazione.

Questo è il primo passo per tutelare i propri diritti. Ma cosa fare in caso di richieste non conformi da parte dell’operatore, violazione dei termini contrattuali o spese ritenute incongrue o non dovute in fase di cambio dell’operatore?
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